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Berklee. Per chi segue anche solo marginalmente il mondo della musica é ben noto che questa istutuzione ha forgiato alcuni dei migliori musicisti del pianeta. É sufficiente pensare ai componenti dei Dream Theater o a Steve Vai in ambito rock e ad esempio a Keith Jarrett e Joe Zawinul per quanto riguarda il jazz. Un insegnamento formale della musica moderna che ha portato a fondere le nuove forme di espressione con la tradizione rigorosa del conservatorio. A questo proposito abbiamo avuto la fortuna di poter scambiare due chiacchiere con un grandissimo pianista jazz, nonché gigante dell´insegnamento e docente di Piano Jazz al Berklee College of Music, Ray Santisi, che ha suonato tra l´altro con artisti del calibro di Charlie Parker e Stan Getz, e che é stato insegnante di gente come Keith Jarrett, Diana Krall e Gary Burton.

 

Come ha scoperto il Jazz? E quando ha cominciato a suonare il piano?

Ho scoperto il jazz a casa. I miei genitori ascoltavano spesso Enrico Caruso e molte altri dischi dell’epoca mentre i miei fratelli ascoltavano le big band degli anni 20, 30, 40 e 50. Cominciai a studiare piano classico quando avevo 11 anni con Emanuel Zambelli, uno studente che aveva studiato a sua volta con un docente classico della Boston University, Alfredo Fondecaro; quando poi ascoltai suonare Bud Powell rimasi folgorato e capii che la mia carriera come pianista classico era finita. Tutti gli elementi prettamente classici (controllo dell’articolazione di dita, polso, braccio ecc.) da quel momento lasciarono il posto alla spontaneitá associata all’improvvisazione e al jazz.

 

Quale è stato il più eccitante momento nella sua lunga carriera di jazzista?

Uno dei più memorabili credo sia stato quando Donald Byrd mi chiese di suonare con lui nel suo primo album. Venne ad ascoltarmi in un club e mi propose di incidere con lui, ma la domanda meriterebbe una risposta più ampia, credo ce ne siano stati diversi.

 

E come insegnante?

Come insegnante credo di potermi considerare davvero fortunato nell’ aver avuto allievi al Berklee del calibro di Keith Jarrett, Diana Krall e Gary Burton.

 

C’è qualche pianista della nuova generazione che ascolta con particolare piacere?

Ce ne sono diversi. Mi piacciono molto ad esempio Hiromi Uehara, Brad Mehldau, Jazmine Yotsugi, Yoko Miwa.

 

Quanto ritiene importante lo studio e la preparazione, e quanto importante invece è il feeling per creare un bell’assolo?

Personalmente credo che lo scopo di tutte le persone che studiano/suonano dovrebbe essere quello di rifinire la tecnica e le loro abilità per dar voce e supportare al meglio il proprio istinto e le proprie sensazioni.

 

Possiamo legittimamente considerarla come il punto di riferimento di Boston per quanto riguarda il piano jazz, assieme alla sua band, The Real Thing; come valuta in generale la situazione jazzistica attuale negli States? C’è qualche musicista europeo che considera particolarmente brillante?

Beh, si, anche se l’album dei Real Thing ancora non è stato rilasciato ufficialmente. In generale credo di poter dire che il Berklee rappresenta abbastanza bene la scena jazz statunitense, con gli studenti che dopo il diploma diventano parte integrante del tessuto jazz statunitense, ed in relazione all’Europa, devo dire che ad esempio abbiamo tanti studenti stranieri, europei ed asiatici assolutamente brillanti. Quindi direi che la scena jazz attualmente è piuttosto vivace e variegata.

 

Il Jazz negli ultimi anni sta godendo di un’ampia espansione. Crede che una sua maggior diffusione ne aumenti la qualità?

Beh, chiaramente indipendentemente dalla quantità, deve essere ben fatto! Se ben fatto, ben venga la sua diffusione.

 

Tornando per un momento all’insegnamento, lei adotta in generale un approccio sistematico o cerca di adattare il suo stile di insegnamento per estrarre il meglio che puó da ogni studente?

Credo che in generale sia indispensabile, al fine di rifinire e migliorare le loro abilità, dotarli di quegli elementi fondamentali donatici attraverso lo sviluppo storico della musica dal sedicesimo secolo ad oggi, quali contrappunto, armonia, composizione, analisi di diversi stili e periodi, e così via. Sono elementi indispensabili per la corretta formazione di un musicista.

 

Infine, quale è il più importante suggerimento che vorrebbe dare a tutti coloro che vorrebbero imparare il piano jazz?

Beh, dipende se si vuole imparare tutto o fingere sperando che gli altri non si accorgano della differenza..

 

Cioè? in che senso?
Beh, questa domanda rientra in un quesito consderato storico: può il jazz qualcosa che può essere insegnato atraverso un’educazione formale o può solo essere assorbito attraverso l’ascolto e suonato seguendo il proprio istinto? Il mio personale suggerimento è che chi vuole imparare il jazz deve sviluppare un equilibrio tra questi due aspetti essenziali. Se poi anche uno solo dei due elementi da buoni risultati che ben venga. In ogni caso, ulteriori risultati possono essere raggiunti solo se anche l’altro elemento viene coltivato e rifinito. E questo aiuta l’equilibrio di cui parlavo prima. Dobbiamo inoltre essere ben coscienti che essendo il piano uno strumento a più voci, deve essere utilizzato come una orchestra, e pertanto un aspirante pianista deve avere la necessaria preparazione tipica di un compositore d’orchestra per l’appunto. Pertanto coordinazione delle mani, conoscenze armoniche e dei vocing, forme melodiche appropriate finiscono col diventare tutti elementi essenziali allo stesso tempo.

 

Grazie infinite Mr. Santisi per il suo tempo e la sua disponibilità.

Grazie a voi. Un ultimo suggerimento che mi sento di dare: ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare. Ascoltare tutto ciò che capita e poi applicarlo all’istinto.

Per concludere ecco un brano dei Real Thing di Ray Santisi, la splendida “been there, done that”…

 
Sonic M

 

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Intervista a Giulia Salvi

Negli ultimi anni Virgin Radio ha rappresentato una boccata d’aria fresca per gli appassionati italiani di rock. Tra i motivi del successo una programmazione estremamente indovinata (con una strizzatina d’occhi costante ai gloriosi classici degli anni `60 e `70) ed una serie di programmi assolutamente interessanti. Tra questi ci sono sicuramente “Rock In Translation“, che ci permette di approfondire i testi di molte canzoni che amiamo e “Virgin Generation” che ci da continuamente una panoramica sulle novità nel mondo del rock e non solo. Abbiamo incontrato oggi una delle voci più note di Virgin Radio nonchè conduttrice di “Rock in Translation” e “Virgin Generation”, Giulia Salvi. Le abbiamo rivolto alcune domande sui suoi gusti, le sue opinioni e sulla musica che ama.

Giulia Salvi

 

Ciao Giulia, benvenuta su Sonic Nation e grazie per aver accettato il nostro invito.

Hello Guys!

Come ti sei avvicinata al rock? come è nato questo amore?

G: Ho  sempre adorato la musica fin da bambina, poi l’avvento di MTV in Italia a metà anni ’90 mi ha fatto perdere la testa. Passavo tutto il giorno a guardare i video e a tradurre i testi delle canzoni col dizionario inglese-italiano. Il mestiere del VJ mi affascinava, avevo 8 anni e scrivevo ovunque “Voglio fare la VJ”. Amavo i video degli Smashing Pumpkins e dei Garbage! E poi, nel 2007, è arrivata l’esperienza a All Music. Ho cercato ovunque un casting per un canale del genere e ce l’ho fatta. Un anno più tardi sono riuscita ad entrare a Virgin radio.

Quali sono i dischi e le band di cui non puoi fare a meno?

–       Garbage (che dovrebbero uscire con un nuovo disco entro la fine di quest’anno): “Garbage”, “Version 2.0”,

–      Smashing Pumpkins: “Mellon Collie & The Infinite Sadness”, “Adore”,

–      HIM: “Razorblade Romance”,

–      Avenged Sevenfold: “City of Evil”, “Avenged Sevenfold”

In genere compri dischi di artisti che giá conosci o ti piace comprare anche a “scatola chiusa”?

Diciamo che do sempre un piccolo pre-ascolto su YouTube o Amazon…

E guardando al nostro panorama nazionale quali sono gli artisti che prediligi?

Non amo molto la musica italiana, anzi, ma mi piacciono moltissimo i Plan de Fuga, sono una band con un talento incredibile. Tra gli esponenti migliori della scena rock made in Italy comunque penso che la corona vada ai Negrita.

Come credi che sia attualmente la situazione musicale in italia?

Onestamente, molto snob. Tutti si autodefiniscono con paroloni del genere: “alternative, indie, underground”, ma alla fine non hanno le Belle Canzoni, quelle che fanno venire la pelle d’oca aldilà del genere musicale. I gruppi emergenti non hanno sempre voglia di fare la gavetta, di suonare gratis in posti sperduti per farsi conoscere e non hanno l’umiltà di far sì che siano gli ALTRI a parlare della loro musica: dire che il proprio disco è il più bello della storia della musica è piuttosto controproducente, crea enormi aspettative…   😉

Poi diventa facile dire che bisogna essere dei raccomandati per farcela, ma, oltre ad un pizzico di fortuna, l’ingrediente fondamentale è il talento. Ad esempio i Plan de Fuga erano dei Mr. Nessuno, ma hanno spinto fino a richiamare l’attenzione su di sé. Poi la strada si sa che è sempre in salita, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Pensi che internet dia più vantaggi o svantaggi alla musica ?

Internet è molto comodo per migliorare l’immagine di un artista e creare un contorno invitante. Poi con un click puoi condividere la tua musica col mondo intero! Tuttavia, come dicevo prima, se l’artista manca di “succo”, allora è tutto inutile, al massimo si può diventare il re o la reginetta di YouTube per qualche settimana. Dal vivo tutto viene alla luce, perciò è lì che bisogna dare tutto il meglio.

Tutti ti conosciamo come dj di virgin radio soprattutto per la trasmissione “Rock in Translation”. Qual è il testo tradotto che ti ha colpito di più?

Le canzoni dei Red Hot Chili Peppers: sono COMPLETAMENTE non-sense! Mentre Rod Stewart parla solo di… donne!

Cosa pensi dei vari talent show musicali televisivi? c’è chi sostiene che siano un mezzo per emergere e chi invece li critica senza mezze misure. Qual è la tua opinione in merito?

Penso che il successo che ti piomba in faccia dall’oggi al domani non possa farti che un gran danno, oltre che ad etichettarti per sempre. Solo in pochi sono riusciti a divincolarsi da certi titoli costruendosi una solida carriera. Tuttavia i talent show inglesi e americani sfoderano dei veri e propri geni: magari non saranno artisti da milioni di copie di dischi, ma sicuramente ti danno uno spettacolo migliore di quelli nostrani…

Oltre a “Rock in Translation” conduci, assieme ad Andrea Rock, “Virgin Generation”. Ti andrebbe di consigliarci qualche band che hai scoperto di recente?

Beh, devo dire che la rivelazione più grande su larga scala sono gli Arcade Fire. Li seguo dall’inizio della loro carriera, ma solo con l’ultimo “The Suburbs” sono esplosi nel cuore del grande pubblico. Tuttavia “Funeral” e “Neaon Bible” sono due capolavori!

Un’altra band tutta da scoprire sono i Wild Beats e i Veils: non c’entrano nulla con la programmazione di Virgin Radio, ma prendetelo come un mio consiglio super personale!

l’Italia è in genere un paese in cui si crede poco nella musica come professione. Cosa consigli a chi voglia trasformare la propria passione per la musica in lavoro?

Bisogna essere pronti al sacrificio: la vita sociale, la famiglia, l’amore, gli amici, passano, almeno nei primi tempi, in secondo piano perché si tratta di un impegno costante. È un vero e proprio lavoro, come quello di un avvocato o di un impiegato. Se si ha paura dei ritmi frenetici e di non avere più tempo per sé, beh, allora è meglio non cominciare. Io ad esempio non vado in vacanza da 4 anni, ma mi va bene così. Si deve essere sempre disponibili e presenti, anche e soprattutto per quegli incarichi che sembrano poco esaltanti e faticosi. Diciamo che non ti capitano tutti i giorni le interviste ai grandi artisti. Almeno per quel che mi riguarda però, le grandi soddisfazioni del mio lavoro mi ripagano di qualsiasi sforzo. Sono stata molto fortunata, ma mi impegno tutti i giorni per continuare a meritarmi quello che ho.

Infine, questa domanda sa di clichè ma non posso esimermi dal portela….Beatles o Rolling Stones?

Beatles tutta la vita: che ve lo dico a fare?!


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