Sono sempre stato attratto dai percorsi circolari. Scoprire come cose apparentemente lontane siano in realtà espressioni diverse di una stessa identica realtá, che ciascuno vive, metabolizza e trasmette in modo differente e personale. Ed è forse per questo che da napoletano quale sono (tra l’altro lontano dalla mia città) guardo con curiosità a tutto ciò che prova a raccontare Napoli, a racchiudere l’essenza di una città che è un universo a sè stante, non paragonabile nel bene e nel male a nient’altro al mondo. Ho vissuto quindi come una personale scoperta i racconti di Peppe Lanzetta, poeta metropolitano che riesce a catturare nei suoi libri l’anima di Napoli. E se Bukoswki (a cui Lanzetta è spesso, erroneamente a mio dire, accostato) riusciva ad osservare le persone attorno a sè pur rimanendone sempre ben distante, Peppe Lanzetta si schiera senza se e senza ma dalla parte di quel popolo che la storia ha tormentato e continua a tormentare. E se Peppe Lanzetta racconta Napoli nei suoi versi, James Senese con i suoi Napoli Centrale l’ha raccontata in note. Ed è un percorso netto e ben delineato quello che li collega. Quella stessa accorata difesa della propria gente e della propria città, quell’impercettibile dire e non dire che solo i napoletani possono capire. E soprattutto, quella capacità di trasmettere un senso di appartenenza che anche quando si è lontani migliaia di chilometri da casa, non smette mai di esistere. E per questa forza che con le loro opere mi hanno dato non posso che dir loro grazie.

 

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