Dovremmo leggere tutti Bukowski, almeno una volta nella vita. Qualche anno fa un mio amico (che tra l’altro ha l’insano hobby di apparire nelle foto degli altri come finto passante casuale.., giusto per darvi un’idea del personaggio…) mi parlava di questo tipo assurdo chiamato Bukowski…lì per lì non mi ci soffermai molto, ma  col tempo l’ho riscoperto e devo dire che mi ha colpito molto. In primo luogo, non è facile trovare scrittori tanto lucidi nell’analizzare la società che abbiamo attorno (probabilmente in questo l’alcol l’avrà un tantinello aiutato…); in secondo luogo uno che chiama una propria opera “Taccuino di un vecchio porco” merita senz’altro il beneficio del dubbio, è sempre bene combattere la parte bacchettona che c’è in ognuno di noi. Infine, leggere di questo tipo che fa quello che vuole nella propria vita, a costo di passare per un pazzo o un fallito fa riflettere.. Quante volte si fa qualcosa che non si vuole o viceversa? (avrete capito che questo è uno di quei momenti pseudoriflessivi..)  Quante volte si fa qualcosa perchè sappiamo che sono gli altri a volerci far apparire così? Quanto siamo condizionati, plagiati, indirizzati dalla società in cui viviamo senza che ci si renda conto di ciò? In fondo forse dovremmo dare tutti un po’ più spazio al “Bukowski” in noi, (magari non troppo che si rischia una cirrosi epatica..) ma un minimo probabilmente si. Nella speranza di aver innescato almeno una goccia di curiosità e sempre pronto a parlarne e a ridiscutere le mie posizioni se messo davanti ad un altro punto di vista interessante (come già è capitato da quando ho aperto questo blog…) vi lascio con un brano che credo descriva bene l’era e l’ambiente bukowskiani, la Los Angeles degli anni ’60, la Los Angeles di Venice Beach, la Los Angeles dei Doors; questa è la famosissima The End, tratta dall’album di debutto della band del 1967.

Stay Tuned,

 

Sonic M

 

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