L’altro giorno leggevo sul sito de “Il fatto quotidiano” (si,  leggo il giornale dei “comunisti” :)) una notizia riguardante l´articolo apparso su “Il giornale” (Se avete tempo date un’occhiata a questo sito, i commenti delle persone ti fanno capire chi vota per questa gente che ci governa..) che a sua volta riprendeva un articolo apparso su “Rolling Stone” (versione italiana chiaramente) contro Fabrizio De André. Ok, ricominciamo da capo.  Qualche giorno fa Rolling Stone ha pubblicato un articolo che in qualche modo smonterebbe la figura del grande cantautore genovese, riportando in sostanza che De Andrè non era così buono come tutti noi lo immaginavamo (ma chi?) nè tantomeno voleva essere considerato santo (a dire il vero, io ricordavo un altro tizio che diceva da Bruno Vespa di voler diventare santo….ndr). In sintesi l’articolo non fa che dire ed enfatizzare cose che già si sapevano (Era autodistruttivo, era più “cazzaro” che santo, ecc. ); da qui “Il Giornale” ha pensato bene di calcare la mano tirando fuori dal cilindro un articolo in cui si distorce ulteriormente quanto detto da Rolling Stone, arrivando addirittura a negare i meriti meramente artistici e e le direzioni di ricerca musicale di De Andrè, a mio avviso evidente negazione della realtá. È sufficiente considerare il lavoro che ci fu dietro la realizzazione de “La Buona Novella” in piena era post-68, alla coniugazione (eccellente dal mio punto di vista, dato che è tra i miei album preferiti) di musica e poesia realizzata in “Non al denaro non all’amore nè al cielo“, o all’esplorazione e alla rivalutazione dei dialetti come forma di comunicazione con l’album “Creuza de ma” o la canzone “Don Raffaè” (al pari di quanto fece qualche anno prima Pier Paolo Pasolini in letteratura). Quindi, di che cosa stiamo parlando? Se fossi un malpensante direi che questo è l’ennesimo tentativo di screditare quei pochi esempi virtuosi che abbiamo avuto nel nostro Paese nell’ultimo trentennio, virtuosi non nel senso che fossero santi o perfetti, (ripeto, tutti sappiamo che De Andrè era un uomo tormentato) ma intesi come elementi che avessero un proprio pensiero indipendente e lo esprimessero senza paura di rappresaglia o delle possibili conseguenze. Potremmo fare tanti esempi oggi di presunti “artisti” indipendenti  che sono invece allineati ad una logica ben precisa. Risultato sperato: De Andrè non era poi così buono, così come non lo era Pasolini o non lo è oggi Saviano, giusto per fare un esempio più recente. Del resto, se ti convincono che fanno tutti schifo, è più facile accettare quelli che ti governano visto che credi non ci sia niente di meglio. Ma questa è l’ipotesi che formulerei se fossi malpensante. Invece, ho fiducia nelle buona fede degli autori dei succitati articoli e li invito a scrivere un po’ meno e magari a spendere un po’ di tempo ad ascoltare ciò che diceva De Andrè prima di sparare a zero su quel poco di buono che il nostro paese ha prodotto negli ultimi 30 anni.

 

Sonic M

 

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