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Spesso si sente dire in giro che Bob Dylan é il piú grande cantautore di questo secolo, che meriterebbe il premio nobel per la letteratura e via dicendo. Illustri critici si spellano le mani in applausi virtuali decantando le virtú di questo “menestrello” made in USA. E mi chiedo se davvero la potenza e l´universalitá della lingua inglese possano giustificare simili assolutismi in termini di giudizio. A mio avviso no.  Certo, ci sono canzoni che meritano e sono notevoli, specie se paragonate all´attuale proposta musicale, ma ció non basta a trasformare un cantautore “nel piú grande poeta del XX secolo”. Non basta scrivere canzoni basate ahimé su populistici quanto superficiali ideali sessantottini, specie se quegli stessi ideali sono poi traditi nella vita privata. Faber era diverso. Alla vita da vip scelse la vita semplice e salutare de L´Agnata, in Sardegna. Fu sempre fedele a sé stesso e ai versi delle sue canzoni, vere poesie, e non banali canzoni antisistema. Erano testimonianze della vita umana, nelle sue debolezze, nelle sue virtú, nelle sue disperazioni, nei suoi amori. Ed é per questo che per me Faber é e resterá sempre il piú grande poeta che io abbia mai conosciuto. Come disse la grande Fernanda Pivano, (che pur di poesia e musica americana qualcosa sapeva), “Dicono sempre che Fabrizio é il Bob Dylan italiano. Dovrebbero invece  dire che Bob Dylan é il Fabrizio De André americano”. E io non potrei essere piú d´accordo. Ecco il link a una delle piú belle (e forse meno note) poesie di Faber, “la canzone del padre”, contenuta nello stupendo album “Storia di un impiegato”.

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Auff!!

Date un ascolto a “Auff”, dei “Management del Dolore Post Operatorio”, band di Lanciano che ha dato alle stampe l´omonimo album nel 2012. Nei magri tempi di “Amici” e “Sanremo” questo pezzo, cosí come l´intero disco, é una piccola perla da apprezzare, ascoltare e riascoltare..

Sono sempre stato attratto dai percorsi circolari. Scoprire come cose apparentemente lontane siano in realtà espressioni diverse di una stessa identica realtá, che ciascuno vive, metabolizza e trasmette in modo differente e personale. Ed è forse per questo che da napoletano quale sono (tra l’altro lontano dalla mia città) guardo con curiosità a tutto ciò che prova a raccontare Napoli, a racchiudere l’essenza di una città che è un universo a sè stante, non paragonabile nel bene e nel male a nient’altro al mondo. Ho vissuto quindi come una personale scoperta i racconti di Peppe Lanzetta, poeta metropolitano che riesce a catturare nei suoi libri l’anima di Napoli. E se Bukoswki (a cui Lanzetta è spesso, erroneamente a mio dire, accostato) riusciva ad osservare le persone attorno a sè pur rimanendone sempre ben distante, Peppe Lanzetta si schiera senza se e senza ma dalla parte di quel popolo che la storia ha tormentato e continua a tormentare. E se Peppe Lanzetta racconta Napoli nei suoi versi, James Senese con i suoi Napoli Centrale l’ha raccontata in note. Ed è un percorso netto e ben delineato quello che li collega. Quella stessa accorata difesa della propria gente e della propria città, quell’impercettibile dire e non dire che solo i napoletani possono capire. E soprattutto, quella capacità di trasmettere un senso di appartenenza che anche quando si è lontani migliaia di chilometri da casa, non smette mai di esistere. E per questa forza che con le loro opere mi hanno dato non posso che dir loro grazie.

 

Stavolta il classico sonico é decisamente fuori dagli schemi. Negli anni ’70 la disco music impazzava e se nel 1978 i Village People (che personalmente mi fanno svenire dalle risate, ndr) dominavano la scena con YMCA, l´altra metá del cielo discotecaro era appannaggio assoluto di Gloria Gaynor e della sua I Will Survive, contenuta nell´album Love Tracks, uscito nello stesso anno. Con gli auspici tutt´altro che rosei che funestano il nuovo anno non possiamo che unirci a Gloria e cantare fiduciosi in coro “Sopravviveró”!!!

 

Sonic M

 

Articles

Live in Marciac – Brad Mehldau

A Dramatic Turn of Events – Dream Theater

Chickenfoot III – Chickenfoot

Monografia Dream Theater

Clouds Digger – Emilio Marinelli Trio

 

Classico sonico dal sapore dance anni ’90 con questa Around The World, celebre pezzo dei Daft Punk,  duo francese da anni all´apice dell´elettronica europea e non solo. Around the World, tratta dall´album d´esordio del duo, Homework del ’97, si caratterizza oltre che per l´ipnotico loop anche per il semplice quanto geniale video, opera del regista Michel Gondry (che ha all´attivo, tra gli altri, anche Knives Out dei Radiohead, e Star Guitar dei Chemical Brothers), questa é Around The World, enjoy!

Sonic M

http://www.dailymotion.com/video/xsq0_daft-punk-around-the-world_news

 

Classico sonico dedicato agli avvolgenti ritmi latini, con questa splendida Chan Chan dei Buena Vista Social Club, ensemble cubano (ma non solo) di primissimo ordine che ha dato vita all´omonimo album del 1997. Oltre al chitarrista e cantante Compay Segundo, figura che forse meglio incarna l´immagine del musicista della tradizione cubana, l´album vede anche la presenza di grandissimi musicisti non cubani come il chitarrista Ry Cooder. Dall´opera dei Buena Vista Social Club il regista Wim Wenders (piccola nota di colore, puó sembrare strano, ma Wenders é anche un grande ammiratore di De André) ha anche tratto l´ononimo film del 1999. Questa é Chan Chan, Enjoy

 

Sonic M

 

Broken Flowers OST

Ciao, era da un po´che non postavo qualcosa per Music in The Media, cosí ho deciso di rimediare proponendovi Broken Flowers, film di Jim Jarmusch del2 2005 interpretato dal sempre brillante Bill Murray. Il film, tipico movie on the road in cui corrono paralleli i viaggi esteriore ed interiore del protagonista, é caratterizzato, oltre che da un´ottima interpretazione dello stesso Murray, da una godibilissima fotografia e che da un´altrettanto godibilissima soundtrack, che spazia dall´etno-jazz di Mulatu Astatke al garage rock degli ottimi Greenhornes. Ed é proprio un brano dei Greenhornes quello che vi propongo oggi, There is an End, diventato a tutti gli effetti il brano simbolo del film stesso. Enjoy,

Sonic M

 

 

Ah, il buon vecchio alternative rock, potente e melodico al tempo stesso…chi non lo adora? Un esempio perfetto é dato dagli A Perfect Circle, band nata dall´incontro tra il chitarrista e tecnico del suono Billy Howerdel e il frontman dei Tool Maynard James Keenan, e che ha visto nel corso del tempo nella propria formazione altri veterani del rock come James IhaJosh Freese. Questa é Ímagine, radicale rilettura in chiave oscura del brano lennoniano, tratta dal terzo album della band losangelina, eMOTIVe, del 2004.
Enjoy!

 

Sonic M

 

Spesso alcuni pezzi ti colpiscono in maniera cosí forte e repentina che non puoi smettere di ascoltarli per giorni e giorni, o almeno é quello che accade a me. Ed é esattamente ció che é successo quando le note di In Un Giorno di Pioggia hanno raggiunto per la prima volta le mie orecchie. Fusione di culture che poggia sull´insolito asse Modena – Dublino, questo brano dei Ramblers ostenta tanta forza poetica quanta vivacitá musicale, risultando uno dei piú autentici, viscerali ed ispirati inni all´Irlanda, con i suoi odori, la sua gente, la sua umanitá varia e frammentata, che la rendono cosí speciale per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di averla vista. Tratta da Riportando Tutto a Casa, album d´esordio della folkband romagnola, ecco “In un giorno di Pioggia”, enjoy.

 

Sonic M

 

http://grooveshark.com/#/s/In+Un+Giorno+Di+Pioggia/30DCzs?src=5